Chi ha detto: “sapere è potere”?

google _posizione dominante.jAd inventare l’indicizzazione non sono stati né gli imprenditori né i politici, ma uomini illuminati che capirono prima degli altri ciò che ebbe a dire anche Sir Francis Bacon, filosofo empirista della rivoluzione scientifica,: ”sapere è potere”.
L’indicizzazione è un tema molto caldo: essere sul motore di ricerca, significa esistere. Essere in alto nell’elenco dei risultati del motore di ricerca, significa vivere. Indicizzazione e posizionamento: ecco le parole chiave imprescindibili.
La sentenza è chiara: sul web non basta fare pubblicità è necessario affidarsi a chi questo lavoro lo sa fare. E questo dogma non vale solo per chi fa e-commerce o per chi vuole pubblicizzare un bed and breakfast…..
Quali sono le tecniche da usare per fare in modo di trovarsi tra i primi risultati di una ricerca effettuata su Google?
L’indicizzazione dei siti web su Google funziona sulla base di un algoritmo di valutazione della rilevanza di una pagina chiamato Pagerank, che viene costantemente aggiornato. A idearlo furono loro, i padri fondatori di Mountain View, Larry Page e Sergey Brin.
Tutto è in un numero, il numero che Google attribuisce a tutti gli indirizzi dopo aver analizzato nei dettagli il codice dei siti. Un’invenzione geniale che necessita di molta attenzione da parte di chi costruisce e sviluppa i siti: vanno inseriti dei codici univoci nella struttura html, composti da lettere e cifre. Basta sbagliare una virgola e si scompare.
Dietro l’indicizzazione di un sito c’è quindi il processo di SEO (Search engine optimization). Le variabili sono tantissime dal corpo di un carattere usato in un titolo, alla ripetizione di parole in una pagina (a volte più di 200 per far salire la posizione). Un lavoro monumentale ma fondamentale.
Sempre più fondamentale visto che è stato ampiamente dimostrato che gli utenti non leggono gli annunci sponsorizzati ma si concentrano sui contenuti che “sceglie” il motore di ricerca. Nonostante ciò «L’80 per cento degli investimenti delle aziende si concentra ancora sugli annunci sponsorizzati” dice Giuliano Noci, docente del Politecnico di Milano.
Così basta poco per capire come la storia ormai la facciano i partiti che stanno stare sul web.

Alla luce di quanto detto si capisce l’aspra lotta tra Google e Microsoft (Bing) e gli altri competitor.
Questi ultimi hanno posto la questione di abuso di posizione dominante e ora Google è nel mirino dell’Antitrust Ue: il motore di ricerca Search viola le regole sulla libera concorrenza imposte dalla Direzione europea (Directorate General for competition).
Joaquín Almunia, commissario europeo per l’antitrust, in un articolo del Financial Times uscito lo scorso gennaio, afferma: «Google non solo ha una posizione dominante nel mercato dei motori di ricerca», del 90% in Europa, che arriva al 95% da noi. «Quel che temo di più è che vi sia un abuso di questa posizione dominante». Quale sarebbe l’abuso? Google indirizza le ricerche degli utenti verso i suoi stessi prodotti.
Non si sanno i dettagli dell’accordo ma voci di corridoio del Wall Street Journal e del Financial Times dicono che dopo 3 anni di discussioni, Google ha finalmente presentato la proposta di accordo all’UE.
I punti principali per salvaguardare la libera concorrenza saranno: aggiungere almeno tre link ai concorrenti di Mountain View nei risultati della ricerca di Google. Questi saranno diversificati e tematizzati (ad esempio per i ristoranti e per lo shopping, accanto ai risultati di Google+ Local, saranno riportate le opzioni di rivali come Yelp, UrbanSpoon e Tripadvisor); specificare con più trasparenza e chiarezza quali sono i servizi consigliati e forniti da Google e quali invece no; permettere l’acquisto di pubblicità sia sulla piattaforma di Google Adwords, sia su piattaforme concorrenti.
Inoltre Google promette di eliminare il 10% dei suoi contenuti dai risultati di ricerca verticale. Come? Non si sa, l’algoritmo resta un segreto molto ben custodito.
Se l’UE accetterà l’accordo che è valido 5 anni e che sarà controllato da una terza parte, Google eviterà pesanti multe.
Quindi anche se Google sa, e tanto, sarà costretto a condividere il sapere diminuendo un pochino il suo potere.

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