Agenda digitale, sono i Comuni il vero anello debole

Il governo sta spingendo la Pubblica amministrazione a digitalizzarsi. Le ambizioni sono alte, ma i piccoli Comuni italiani non sembrano essere attrezzati. Secondo una indagine dell’Osservatorio Netics, l’attuazione dell’Agenda digitale si scontra con la frammentazione tecnologica dei nostri Comuni.

MorgueFile
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Ci sono installati almeno ottomila sistemi informativi che non si parlano tra di loro, né con il resto della Pubblica amministrazione. E anche all’interno di uno stesso Comune è raro che un applicativo interagisca con un altro.

L’osservatorio ha analizzato 1.235 comuni sotto i 100 mila abitanti. Quello che è emerso, oltre alla frammentazione, è che i Comuni spendono tanto e male. Tra un Comune e l’altro, a parità di parco software installato, le municipalità arrivano a pagare gli stessi sistemi anche il 550% in più rispetto ai più virtuosi (che solitamente sono consorzi).

Nonostante queste diseconomie è difficile che un Ente passi da un fornitore all’altro, anche se è frequente che un Comune abbia più fornitori, che per di più offrono sistemi non integrabili.

Servirebbe, sempre secondo l’Osservatorio, che l’Agenzia per l’Italia Digitale imponga un meccanismo di certificazione alle società. E che definisca per le aziende standard di interoperabilità, oltre a l’obbligo del rilascio dei dati in formato aperto.

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