Elezioni e Big data, quattro consigli per avere successo

obama2012Il primo a comprendere l’importanza dei Big data in ambito elettorale è stato Barack Obama, con la celebre campagna presidenziale del 2012. Questa consapevolezza si è poi diffusa in altri Paesi, partendo da quelli con una evoluzione tecnologica analoga a quella statunitense. E così in Israele, da poco andato alle urne, gli oppositori di Netanyhau hanno iniziato ad usare i Big data per profilare l’elettorato, mentre in Europa solo la Gran Bretagna ha visto i primi esperimenti concreti.

Pensare di vincere le elezioni usando solo i Big data è arbitrario tanto quanto pensare di poterne fare a meno. Se negli Usa il settore è in fermento, in Italia pochi sanno che cosa sono, ancora meno quelli che sono capaci di usarli in contesti elettorali.

È giusto quindi fare un piccolo passo indietro. Fino a dieci anni fa i comitati elettorali statunitensi si basavano su categorie socio-demografiche: età, sesso, reddito, luogo di residenza, e così via. L’obiettivo era avere un quadro dell’elettorato per poi targettizzare l’invio di cartoline postali, visite porta a porta, mailing list.

Oggi questo lavoro viene fatto con una microtargettizzazione. Ogni individuo viene identificato non solo per le caratteristiche socio-demografiche, ma anche per le tipologie di acquisti commerciali che fa, per i comportamenti sui social network, per le ricerche fatte sui motori di ricerca, per i gusti musicali, per le mete scelte per le vacanze. Esistono database che potenzialmente possono dire qualunque cosa del nostro comportamento, anche quali spostamenti facciamo e per quale ragione.

E qui sta il punto. I Big data vanno gestiti per poterne estrarre informazioni utili. Non è un lavoro che si può improvvisare e servono ingenti capitali. Ecco allora quattro consigli per non scottarsi:

Iniziare prima del voto – Contattare gli elettori è l’ultimo step di un lungo processo che avviene negli anni antecedenti l’appuntamento elettorale. In questo lasso di tempo bisogna raccogliere dati, elaborarli e generare dei modelli per ‘leggerli’.

Metterci i soldi – L’analisi dei Big data è uno strumento potente, ma costoso. Sbaglia chi pensa di poterci investire una quota marginale del budget. Servono grandi investimenti per acquistare i dati e per elaborarli.

Affidarsi a professionisti – Per avere successo una campagna elettorale ha bisogno di due tipologie di professionisti: chi conosce le persone e chi i dati. Gli analisti hanno il compito di microtargettizzare l’elettorato, i guru della comunicazione invece devono tagliare i messaggi per il pubblico di riferimento. Confondere queste due categorie porta ad un Big fail.

Avere obiettivi chiari – Lavorare in maniera random non paga. Prima di mettersi al lavoro per analizzare i dati bisogna avere bene in mente quali obiettivi si vogliono raggiungere. Bisogna porsi le domande giuste per ricevere risposte utili.

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