Open Data e PA, una miniera di 14 mila database

La Pubblica amministrazione italiana siede sopra un tesoro senza neppure rendersene conto. I Comuni, le Regioni e lo Stato, con tutti i ministeri e le agenzie governative, gestiscono migliaia di banche dati che raccolgono le informazioni più disparate.

open dataSecondo l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) è salito a quota 14mila il numero di file disponibili al pubblico estrapolati dai database. Uno sforzo che la Pubblica amministrazione sta facendo per promuovere la trasparenza e mettere a disposizione della cittadinanza le informazioni che la riguardano.

In Europa paesi come la Danimarca hanno abbracciato ormai da anni la strada della condivisione dei dati, mentre in Italia è una tendenza che fatica ad affermarsi. E le regioni sono principalmente tre:

Prima di tutto è carente l’input proveniente dalla politica, che ancora vede con sospetto il fatto di condividere in Rete le informazioni. E infatti il settore che va più a rilento è quello relativo ai bilanci, agli appalti e ai contratti.

Il secondo problema è decidere cosa rendere disponibile. La PA raccoglie informazioni anagrafiche e inventari, ma anche dati sanitari e patrimoniali. Le informazioni sensibili sono potenzialmente migliaia e non è semplice aggregare e pulire i dati al fine di rendere utilizzabili le informazioni senza violare la privacy dei cittadini.

C’è poi il terzo nodo. Non sempre nel settore pubblico ci sono le competenze tecniche per mettere in atto questa rivoluzione. Soprattutto nelle amministrazioni più piccole è difficile trovare chi è in grado di filtrare le informazioni per renderle pubbliche.

L’Agid ha mappato 9.400 amministrazioni, che gestiscono più di 54.000 database. Solo i Comuni ne trattano 33.200, mentre le scuole altri 15.500. Da questa immensa mole, come detto, sono stati resi pubblici 14.012 file. Gli enti locali ne hanno pubblicati 11.469, altri 2.100 da Istat e Inps, mentre le università 114.

C’è poi da fare attenzione a come questi file vengono rilasciati. Secondo le linee guida internazionali sugli Open Data i database devono essere accessibili, comprensibili e utilizzabili. Che cosa significa? Innanzi tutto che la PA deve pubblicare le informazioni in luoghi raggiungibili, ad esempio sui siti internet, senza prevedere barriere. In secondo luogo devono poter essere letti dalle persone ma soprattutto dalle macchine. E qui sta il terzo punto: i database devono rispondere a certi criteri per poter essere utilizzati.

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