C’è vita oltre la tv (e Google): ecco le nuove regole della comunicazione

iphone-472197_1280L’informazione cambia. Velocemente, come il mondo nel quale vive. Si osservano tendenze nuove, come la migrazione degli utenti dalla tv verso altri schermi (mobile). I dati sono tanti: la nuova sfida è imparare a gestirli e comunicarli. Ma tra trend emergenti e vecchi adagi, i princìpi che guidano la buona produzione di contenuti non sono poi così cambiati.

 Video sì. Ma mobile – Gli utenti preferiscono vedere. Eppure stanno sempre più massicciamente abbandonando la tv per passare a una fruizione mobile. Smartphone e tablet non sono più solo “second screen”. Da gregari si stanno trasformando nei device principali attraverso i quali guardare video, ascoltare notizie, rimanere informati. Grazie anche al rapporto privilegiato con i social network.

Alcune emittenti hanno compreso (con ritardo) che si tratta di un cambiamento irreversibile. Che porta con sè insidie, ma anche molti vantaggi. Al Jazeera ha creato AJ+, un canale di news nato per il digitale. È un caso ancora sporadico, che però rappresenta un segnale importante: anche l’informazione televisiva inizia a guardare il mobile non come un surrogato della televisione ma come un mondo a sè dotato (almeno) di pari dignità.

C’è vita oltre Google – Sta emergendo, soprattutto in Europa, una certa avversione verso i monopolisti. La scarsa trasparenza degli algoritmi, la mole di informazioni nelle mani dei social, una maggiore attenzione alla privacy e le scelte fiscali e politiche di Facebook, Twitter o Google (che spesso hanno concesso i propri codici alla censura) hanno prodotto un contraccolpo dalle conseguenze imprevedibili.

Data, fortissimamente data – Ce ne sono sempre di più ma non bastano mai. Quello che diventa fondamentale è gestire i dati. La sfida per il mondo dei media non è più reperire informazioni ma semplificarle senza impoverirle. Grafici e strumenti interattivi sono il prodotto di questo processo.

Velocità, qualità, trasparenza – La moltiplicazione delle fonti e la velocità pretesa dall’informazione pongono tutti difronte a una domanda: quanto si può sacrificare alla rapidità? La fretta e la mancanza di controlli adeguati moltiplicano i casi di bufale che, una volta nate, si mettono in proprio e viaggiono in rete. Riacciuffarle è difficile se non impossibile. Il fact checking, che altro non è che il caro vecchio controllo delle fonti, non è morto neppure nell’era digitale.

Ecco allora che, nei contenuti come nel web e nel design, torna al centro la user experience. Anche il giornalismo ne ha una. E non è poi così diversa da quell’idea romantica che vuole il lettore come unico padrone. Solo che l’utente non si limita più a leggere: ascolta e guarda. I mezzi si evolvono. Miscelando passato e presente si ottengono tre punti di rifermento senza tempo: velocità, qualità, trasparenza (su tutte le piattaforme). Dovrebbe essere un mantra. Non solo per chi produce contenuti.

 

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