KFC rivoluziona lo storytelling su Twitter

kfcMolti lettori, durante un viaggio di affari o di piacere, saranno entrati in un Kentucky Fried Chicken e addentando una coscia di pollo fritta si saranno chiesti chi fosse quel simpatico uomo con i baffi che campeggia su cestini e tovaglioli.

Si chiama Colonnello Sanders ed è il fondatore di una delle più grandi catene di fast food al mondo. Ma niente paura, anche negli Stati Uniti sono in pochi a sapere il suo nome. Nonostante il logo sia arcinoto la storia dell’uomo non lo è affatto.

Per la Kentucky Fried Chicken questo era un problema, a cui se ne è aggiunto un altro. Vista la campagna anti-obesità portata avanti negli Stati Uniti, soprattutto dall’Amministrazione Obama, anche la catena di fast food aveva la necessità di proporre piatti sani, senza snaturare la sua essenza. Ecco allora che dai piani alti della multinazionale è arrivata la decisione di unire il rilancio della storia del colonnello con la svolta salutista.

Ma attenzione: il messaggio da passare è che sì KFC ora serve anche insalate, ma che le ali di pollo fritte rimangono dannatamente buone. E proprio questo messaggio è stato affidato al colonnello (interpretato dall’attore Darrell Hammond) che, come se fosse resuscitato, è comparso in tv (in fondo all’articolo uno degli spot) per raccontare quanto il suo pollo fritto sia buono.

La cosa forse più interessante però è che la campagna di comunicazione è passata anche attraverso i social e ha rischiato un ‘epic fail’ epico, appunto. Il 27 maggio il colonnello ha cinguettato 18 tweet, uno dietro l’altro, come una raffica di mitra, per raccontare quanto i suoi prodotti fossero buoni e genuini.

Per qualunque altro brand questa sequela di lanci sarebbe stata la croce sulla tomba. Ma i creativi che hanno ideato l’approdo dell’anziano colonnello sui social hanno fatto in modo che leggendo i tweet ci si immaginasse il fondatore sedersi al computer e scrivere direttamente ai suoi clienti, ignorando qualunque regola. Più genuino di così si muore.

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