Cookie Law, dal governo in giù sono pochi i siti in regola

Alla fine l’ora X è scattata. Dal 3 giugno qualunque sito internet utilizzi dei cookies deve pubblicare nella propria home page, ben visibile, un avviso in cui si informa l’utente della presenza di questi codici. L’informativa deve spiegare quali tipologie di dati vengono raccolti e per quale scopo.

Ci sono cookies e cookies. Alcuni non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista della privacy. Sono ad esempio quelli che servono a memorizzare la selezione di una lingua su un sito. Oppure che servono a non perdere il contenuto del carrello passando da una pagina all’altra.  Ci sono però anche cookies che raccolgono dati sensibili. Come le scelte di navigazione o le ricerche fatte.

Ma a 24 ore dall’entrata in vigore di questo obbligo quanti siti sono in regola? Abbiamo fatto un rapido giro e la risposta è: pochissimi. Lasciando perdere i piccoli blog che forse neppure sono a conoscenza di questa normativa, stupisce come alcuni portali non pubblichino l’informativa.

Sul sito del Ministero delle infrastrutture niente cookies. Certo, magari non li useranno, ma se si va a vedere il sito del governo lì l’informativa è ben visibile. Tra le Istituzioni anche il Parlamento italiano non ha l’informativa, come anche il Consiglio di Stato. Il sito del Partito democratico è in regola, così come il blog di Grillo, mentre quello di Forza Italia non lo è. E le aziende? Sul sito dell’Ikea non si vede traccia della richiesta del consenso, così come per Coca Cola. E la lista è lunga.

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