Dichiarazione dei diritti in Internet, firma anche la Francia

boldriniA due mesi dalla pubblicazione della versione definitiva della Dichiarazione dei diritti in Internet, anche la Francia ha deciso di aderire all’iniziativa. Il presidente dell’Assemblea nazionale francese, Claude Bartolone, ha infatti firmato la Carta in una cerimonia a Parigi insieme alla presidente della Camera, Laura Boldrini.

La Dichiarazione dei diritti in Internet, approvata il 28 luglio da una commissione ad hoc, ha come obiettivo quello di delineare un quadro di diritti di chi utilizza la Rete. Sono sanciti principi fondamentali, come la net neutrality, il diritto all’oblio, all’identità, alla privacy e l’accesso alla rete.

La Francia è uno di quei paesi che più di altri sta battagliando con i colossi del web e con la Commissione europea per mettere delle regole alla Rete. Perché la Rete, ha già delle regole, ricorda Boldrini, che fino ad oggi sono state quelle imposte dalle grandi società o dalla legge del più forte. “La Rete non può essere lasciata nelle sole mani dei privati, né tantomeno in quelle dei governi autoritari. Non mi trovo d’accordo infatti con chi sostiene che per tutelare Internet è necessaria l’assenza di regole. Le regole infatti già ci sono ma sono dettate o dai grandi soggetti economici, che hanno di mira naturalmente il loro esclusivo tornaconto economico, ovvero da Stati che ne vogliono imbrigliare e limitare l’accesso come luogo di emancipazione e partecipazione democratica”.

Parigi ha in corso una dura battaglia con Google, ad esempio, perché sia riconosciuto a tutti il diritto all’oblio. Big G infatti ritiene che la sentenza della Corte di Giustizia europea (che sancisce il diritto a chiedere l’eliminazione di link non più attuali) sia applicabile solo all’interno dei confini dell’Ue.

Ma Parigi è anche molto attenta alle questioni di copyright e di tutela del lavoro creativo. Una posizione che ha portato Hollande a scontrarsi più volte con la Commissione europea. “Le commissioni chiedono che venga dato riconoscimento giuridico ai beni comuni della cultura e della conoscenza”, si legge in una nota congiunta, “come ad esempio la versione digitale di opere nel pubblico dominio o i beni non appropriabili come le idee e i fatti”.

Ma qual è il valore di questa Dichiarazione? Per ora nessuno. È stata firmata dalla commissione di saggi che l’ha redatta, ma il Parlamento non si è ancora espresso con un voto vincolante (che si spera arrivi a breve).  “In questi giorni stiamo lavorando alla presentazione e poi all’approvazione da parte dell’Assemblea della Camera di una mozione che impegni il Governo a sostenere in tutte le sedi i principi enunciati nella Carta”, ha ricordato Boldrini. Il testo sarà portato dall’Italia e dalla Francia anche all’Internet governance forum in Brasile, in novembre.

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