Ddi, Art. 2. Diritti e nuovi investimenti

accesso-a-internetL’Articolo 2 è il cuore della Dichiarazione dei diritti in Internet. Perché tutto passa attraverso il tema dell’accesso. Senza accesso, gli altri diritti non esistono. Lo ha affermato chiaramente Stefano Rodotà, uno dei padri della Carta: “Il diritto di accesso alla conoscenza in Rete è come l’accesso all’acqua”. L’equazione è chiara: senza acqua non c’è vita.

Si tratta di un “diritto fondamentale della persona”. Ed è “condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale”. In altre parole: Internet non può essere relagato a semplice accessorio. È un elemento strutturale per la crescita di ogni individuo e dell’intera società.

Per questo, come recita il comma 2, non possono esistere barriere economiche e sociali all’accesso. Un principio ormai chiaro per altri diritti. Che però sarebbe rivoluzionario se applicato alla Rete. Perché Internet, a differenza delle liberta individuali, richiede infrastrutture, investimenti e innovazione tecnologica.

Ma attenzione, afferma il comma 3: guai a concepire la Rete solo come un cavo e un browser: “Il diritto fondamentale di accesso a Internet deve essere assicurato nei suoi presupposti sostanziali e non solo come possibilità di collegamento alla Rete”. Cosa significa? Significa che l’accesso non è la possibilità di connessione ma la libertà di navigare, senza che la scelta di “dispositivi, sistemi operativi e applicazioni” costituisca una barriera. Una elemento, questo, che guarda agli attori forti del mercato e abbozza un principio che sarà poi trattato in un articolo a sè: la net neutrality.

L’Articolo 2 è importante proprio perché non si limita a enunciare principi. Va oltre, individuando criteri che avrebbero ripercussioni concrete sul mercato e sulla politica economica degli Stati. Perché, si legge al comma 5, “le Istituzioni pubbliche garantiscono i necessari interventi per il superamento di ogni forma di divario digitale”. Tutti, indipendentemente da “genere, dalle condizioni economiche oltre che da situazioni di vulnerabilità personale e disabilità” hanno uguale diritto all’accesso. E a garantire questo diritto non possono essere solo le imprese, che per loro mestiere fanno business. Deve essere lo Stato (o meglio gli Stati), con investimenti rivolti all’abbattimento del digital divide. Ovunque e per chiunque.

Commenta l'articolo

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...