Upaperlacultura, Pastore: “Siate curiosi e innovate”

upaperlacultura“La comunicazione è un settore che deve vivere di sperimentazione”. Anche nel campo della cultura. Ne è convinto Raffaele Pastore, direttore Studi e Ricerche di Upa, intervistato da Life in a byte. Il progetto di Upaperlacultura nasce per questo: “Sarà uno strumento con il quale vorremmo facilitare la scelta dei progetti culturali sui quali investire”. Un’idea che si rivolge anche alle piccole imprese. E vive in un settore dove “la ripresa c’è” e “il digitale è una certezza”.

Perché nasce Upaperlacultura?
Nasce dall’idea di allargare gli investimenti a un settore che spesso non è in primo piano nelle scelte delle imprese che puntano sulla comunicazione. Sarà uno strumento con il quale vorremmo facilitare la scelta dei progetti culturali sui quali investire.

Che peso hanno gli investimenti culturali?
Dal punto di vista economico parliamo di circa 400 milioni di sponsorizzazioni l’anno. Per quanto riguarda invece la valorizzazione del nostro patrimonio culturale, in alcuni casi le imprese sono state distratte o prive di strumenti oggettivi di scelta. Ma speriamo che Upaperlacultura possa contribuire a stimolare curiosità. Scorrendo le schede presenti sul sito, le imprese potranno scoprire che c’è un’area geografica, un tema o una stagione che si attaglia alla propria marca o alla propria strategia di comunicazione. Se sarà così, le imprese avranno contribuito anche alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano, ancora sottovalutato e spesso bistrattato.

Cosa direbbe alle imprese che non sanno ancora se investire o no in cultura?
Direi di essere curiose e di innovare. La comunicazione è un settore che deve vivere di sperimentazione. Le aziende avrebbero la possibilità di allargarla a un ambito che potrebbe avere sinergie con la propria strategia a livello corporate o di marca. Alcune troveranno totale sintonia con un progetto culturale, altre no. È la scommessa di Upaperlacultura. Se le aziende hanno dei dubbi, speriamo che il sito possa contribuire a dissolverli. Al momento abbiamo caricato sul sito 4-5 schede di progetti a settimana. Con questo ritmo avremo presto un catalogo ampio. La cosa incoraggiante sta nel fatto che tutti i progetti proposti fino a ora hanno risposto alle esigenze delle imprese. Anche perché si tratta di iniziative che si concretizzeranno nel 2016. Le aziende hanno quindi il tempo, se lo vorranno, di pianificare con ampio anticipo.

Che risposta c’è stata da parte delle imprese?
È ancora presto per dirlo. Il ruolo del sito è informare sulla pubblicazione dei progetti. Ogni settimana, gli associati di Upa ricevono una comunicazione con le novità pubblicate. Ma tutti, anche i non associati, possono attingere dal database del sito. Tutti possono conoscere i progetti aperti alle sponsorizzazioni. Il contatto tra gli organizzatori e le imprese sarà trasparente. Non vogliamo sapere quali aziende stanno pensando a quali progetti. Chiediamo solo di comunicarci se il contatto dovesse andare a buon fine, in modo da darne comunicazione.

Le imprese italiane sono pronte a capire che la cultura è un investimento e non un costo?
Se pensa a banche, tlc e multiutility, ci sono già imprese che normalmente investono in cultura. Quindi direi di sì. Altre aziende sono più lontane da questo mondo, ma dipende dal settore commerciale cui appartengono. I meccanismi che guidano gli investimenti culturali sono spesso erratici, complessi, o si va per conoscenze. Upaperlacultura fornisce un meccanismo diverso, semplice e trasparente.

Se le imprese non investono è questione di settore commerciale. È anche questione di dimensioni?
Ci sono progetti da 2 mila euro. Non voglio dire che sono spiccioli, ma sono somme che consentirebbero anche alle aziende di piccole dimensioni di sperimentare.

Dipenderà anche dal contesto economico e pubblicitario. La ripresa è arrivata?
I dati di settembre appena diffusi da Nielsen ci dicono che il mercato (incluso il digital che fino a pochi mesi fa non veniva stimato) è cresciuto dell’1%. La ripresa c’è e si percepisce. Si avvia verso la conferma la previsione di Upa, che per quest’anno vede una crescita del settore tra l’1 e il 2%.

Mobile, programmatic, social, video: guardando al prossimo anno si confermeranno questi i trend dominanti?
Il digital è ormai una certezza: rappresenta un quarto del mercato. Con social e video a fare da traino, soprattutto grazie al progresso del mobile. Queste tendenze si confermeranno, anche se nessuno può sbilanciarsi su quello che avverrà nei prossimi anni. Lo scenario è mobile e potrebbe mutare in modo non del tutto prevedibile. Coinvolge anche i cosiddetti “mezzi tradizionali”. Ma in realtà tutti i mezzi sono sempre “contemporanei”. Anche radio e tv sono cambiate, come la carta stampata nella sua complessa transizione al digitale, o l’outdoor che oggi permea tutti gli ambienti urbani in maniera integrabile. Tuttavia l’impatto del digitale è indubitabile e tutto da approfondire.

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