I social? Utili per rafforzare la reputazione dei brand

chieffiEsiste una stretta correlazione tra la reputazione di un brand è la sua accettabilità sociale. Di questo rapporto si è parlato durante il convegno promosso dall’ABIDimensione social’, in cui le banche si sono confrontate con l’ecosistema dei social network, un mondo distante dagli Istituti finanziari, ma da presidiare per contattare pubblici altrimenti non raggiungibili.

“Noi in realtà consideriamo la reputazione non tanto ciò che le persone pensano di una azienda, ma ciò che sono disposte a testimoniare”, spiega a Life in a byte, mediapartner dell’evento, Daniele Chieffi, giornalista e social media manager. “Io sostengo un brand e lo difendo solo se ritengo che questa azione sia utile alla costruzione della mia immagine”.

Che cosa significa? Vuol dire che se i valori del cliente si rispecchiano in quelli dell’azienda allora il legame sarà forte e quella persona si spenderà con altre persone per sottolineare la sua vicinanza al brand. Il problema è che il settore bancario non gode dell’appoggio della maggioranza della popolazione.

L’esempio perfetto è il car sharing di Eni, Enjoy. Mentre il Cane a sei zampe spesso viene attaccato sui social network, il suo car sharing è oggetto delle lodi di quelle stesse persone che non si spenderebbero mai per parlare favorevolmente di Eni.

“La chiave di volta è creare valore per gli utenti”, continua Chieffi. “La rete è un luogo in cui ognuno cerca di soddisfare i propri bisogni. Se le aziende riescono ad intercettare le domande e dare risposta alle esigenze degli utenti allora si creerà valore per gli stakeholder, che quindi parleranno bene di noi”.

Inutile dire che i social network sono uno strumento potentissimo (e pericoloso) per chi vuole accrescere la propria reputazione di brand. Facebook, YouTube, Twitter e gli altri danno la possibilità di raggiungere gli utenti direttamente su smartphone e laptop e soprattutto permettono uno scambio di informazioni bidirezionale.

Le imprese possono conoscere i propri clienti e capirne i comportamenti e i bisogni. In questo modo si possono proporre contenuti per soddisfare le esigenze del pubblico. E il cerchio si chiude. Un utente soddisfatto farà la migliore pubblicità al brand.

“Per le aziende comunicare in questo mondo significa affrontare una comunicazione su moltissime piattaforme diverse, sia digitali che analogiche”, spiega Chieffi. “Ogni piattaforma ha le sue caratteristiche. Perciò bisogna creare un messaggio adattato per ogni piattaforma e pensato in modo tale da resistere in termini di significato all’interazione con gli utenti stessi”.

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