Le banche sui social? Non possono non esserci

Massimo GiordaniI social network possono essere uno strumento preziosissimo per le aziende, ma anche un’arma a doppio taglio che può sgretolare la reputazione di un brand in poco tempo. Questo è ancora più vero nel settore bancario. Gli istituti finanziari sono un elemento di staticità nel panorama economico italiano. Ci sono sigle che ormai hanno abbracciato la Rete e i social, mentre in generale assistiamo ad un tentativo del management di decifrare un mondo talvolta oscuro.

Ma è necessario che una banca stia sui social? “Assolutamente sì, sono uno strumento imprescindibile”, spiega a Life in a byte Massimo Giordani, vicepresidente AISM (Associazione italiana sviluppo marketing) e relatore alla conferenza ‘Dimensione social’ organizzata da Abi. “Con le dovute distinzioni tra fasce di età, la maggior parte delle persone è presente sui social ed è giusto comunicare con loro”.

L’errore più grande, secondo Giordani, è quindi non esserci. “La Rete, che lo si voglia o no, di noi parla. È altrettanto chiaro però che l’esserci, senza crederci, può essere estremamente dannoso”. Quando una istituzione finanziaria, che in media non gode delle simpatie del grande pubblico, sbarca sui social, deve avere obiettivi ben chiari, strategie definite e un team di esperti (interno, ma meglio se formato da professionisti esterni) capace di rispondere prontamente alle situazioni di crisi.

E poi i social devono entrare nella cultura aziendale. “Dal management fino all’ultimo dipendente ci deve essere un engagement rispetto allo strumento social. Questo è il primo passo per sviluppare una presenza fruttuosa”.

Durante il convegno organizzato da Abi in molti hanno teorizzato la scomparsa delle filiali fisiche o comunque il oro ridimensionamento. Inutile dire che in un settore che cambia costantemente fare previsioni è difficile. “Non si tratta di cancellare ciò che esiste dal punto di vista fisico, ma integrarlo con il digitale. È la stessa differenza di approccio che Google e Bmw hanno vero l’auto. Bmw ha messo un computer in un’auto, Google ha messo le ruote ad un computer. L’auto non scompare, ma è interpretata in due modi differenti”.

Una cosa è certa: non si torna indietro. “Probabilmente tra qualche anno alcuni big player di oggi saranno scomparsi e ce ne saranno altri. Le tecnologie saranno cambiate e ci collegheremo con nuovi dispositivi, sempre più integrati nel nostro vivere quotidiano”. Niente ritorno all’analogico però, banche avvisate mezze salvate.

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