WTT, la tecnologia indossabile veste il futuro

“Le macchine non vinceranno mai. Per questo dobbiamo viverle”. Sono le parole di Umberto Macchi, Training & Learning Manager della Mediolanum Corporate University. Rappresentano bene l’entusiasmo respirato durante il Wearable Tech Torino, la prima fiera italiana dedicata alla tecnologia indossabile.

All’interno di questo contenitore c’è un po’ di tutto. L’immaginario classico del wearable, fatto di smartwatch e visori per la realtà virtuale. Ma non solo. Tutto può essere tecnologia indossabile: dai droni alle protesi, dai videogiochi ai social network. Sì, anche i social network saranno indossabili. Parola di Umberto Macchi, che ha animato uno dei tanti talk della manifestazione. “Social e wearable saranno una cosa sola”. Come? “Le aziende che pensano a Facebook solo come a un ambiente virtuale sono già morte. Instagram sarà il Facebook dei giovani e WhatsApp quello dei vecchi”. E che ne sarà allora del Facebook originale? Per Macchi sarà una “gigantesca piazza” votata al business, nel quale gli utenti si immergeranno. Una prospettiva destinata a cambiare la nostra vita personale e (forse ancor di più) quella delle aziende. Anche perché, come ha affermato il digital strategist Diego Orzalesi, “i tuoi fan su Facebook sono portati a spendere di più”.

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Le prospettive del wearable sono infinite. E del tutto inesplorate. Oculus, ad esempio, per Macchi è “un oggetto del passato”. Perché è stato realizzato oggi, seguendo però un concetto vecchio.

Le idee non possono andare di pari passo con la tecnologia: devono essere capaci di anticiparla. E al WTT, evendo del quale Engitel è stata partner, il futuro si respira. Innanzitutto perché l’età media dei partecipanti è bassissima. Altro segnale di potenzialità sterminate.

Gli oculus sono presenti. Lo sviluppo più immediato (come segnalato nel talk di Antonio Fucito e Mauro Fanelli, che hanno ripercorso il mondo della realtà virtuale dagli anni ’90 a oggi) è forse quello dei videogiochi.

L’altro grande filone è il wearable da polso. A metà strada tra band e smartwatch c’è Get, un dispositivo che si collega allo smartphone e sente le vibrazioni ossee di chi lo indossa. Risultato: messaggi e telefonate possono essere controllati solo con la gestualità naturale. Avete presente il gesto che si fa per mimare una telefonata, con mignolo e pollice aperti? Ecco, con Get la telefonata si sente davvero.

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Al centro del padiglione 5 del Lingotto si è guadagnato spazio Headapp, startup fondata nel 2014. In una fiera dedica al futuro non potevano mancare i droni. Anche se la soluzione di Headapp più gettonata è stata Eye4Flight, smartglass pensati per il volo che forniscono al pilota informazioni in tempo reale. I visitatori hanno potuto indossarli durante una vera simulazione di volo.

Visitatori in fila anche per testare le potenzialità delle stampanti 3D: Mondotredi.it ha dato l’opportunità di scannerizzare se stessi e replicare la propria immagine in una miniatura.

Nel wearable la tecnologia si piega alle esigenze degli utenti. Letteralmente. La sintesi di questa caratteristica è Dreamlux, un’azienda che ha brevettato la tessitura della fibra ottica. Applicabile a tutto: tovaglie, quadri, tende. E, perché no, in futuro anche ad abiti luminescenti.

Se quando pensate a sport e wearable vi vengono in mente solo band e jogging, cambiate idea. FitMe+, ad esempio, è una piattaforma che mette a disposizione dei personal trainer. A casa tua grazie a una video-chat.

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Se poi, dopo un po’ di esercizio fisico vorrete fare anche due salti in discoteca, rimarrete stupidi da Reactable, una nuova tecnologia che fa musica senza l’ombra di un consolle.

Le buone idee wearable ci sono. Ma spesso il capitale è ancora scarso. Servono relazioni, ecosistemi, unità d’intenti tra startupper, Pmi e grandi player. Espressione di questa volontà è IotExpo: è il primo portale nato per creare un catalogo delle imprese che si occupano di Internet of things. “Ha già un catalogo di 500 aziende”, afferma Daria Vasino, una delle animatrici del progetto. Nato per iniziativa dell’agenzia Satiz TPM, offre l’inclusione nel database e, per le imprese che lo vorranno, visualizzazioni sui canali della piattaforma (soprattutto sui social). L’idea ha già ottenuto l’appoggio di Cisco, Econocom, Samsung Business e Telecom Italia Digital Solution . L’ambizione, dice Vasino, “diventare uno snodo di scambio tra le imprese che investono nell’IoT”. Quello che il WTT potrà diventare da qui ai prossimi anni.

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