Mix, ecco come sarà Internet nel 2030

Tra 5 anni, un italiano su due avrà accesso alla fibra ottica. Tra dieci, la pubblica amministrazione non stamperà più alcun documento cartaceo. Nel 2030 l’Internet of things sarà un ecosistema maturo. Sono alcune delle previsioni di Joy Marino, presidente di Mix. Uno sguardo sul futuro ma anche una provocazione per gli ospiti del Salotto. E una sfida per le imprese e i rappresentanti delle istituzioni presenti. Perché, per raggiungere questi obiettivi, servirà la collaborazione di tutti gli attori coinvolti.

fibra ottica

L’idea che la banda ultra larga possa arrivare nelle case del 50% degli italiani entro il 2020 sembra un miraggio. Ma l’orizzonte di un lustro, quando si parla di internet, è un’era geologica. Per Marino, una delle ipotesi più “facili” guarda all’esistenza di un’unica infrastruttura fisica di distribuzione in fibra ottica. “Nessuna città italiana potrà permettersi il lusso di avere due infrastrutture in competizione per erogare lo stesso servizio di basso livello ai medesimi utenti”.

Un punto sul quale insiste da anni Maurizio Dècina, professore emerito del politecnico di Milano e tra gli ospiti del Salotto. Servirà anche l’appoggio dei governi. Simone Bonannini, ceo di Interoute, auspica che- entro il 2030 – le infrastrutture siano capaci di coprire il 100% del territorio italiano. E lancia la proposta di un ministero ad hoc, che si occipi di internet a tempo pieno.


Molto passerà da alcune scelte, illustrate da Raffaele Tiscar, vice segretario generale della Presidenza del Consiglio. Entro il prossimo anno, dovrebbero sciogliersi alcuni nodi decisivi: ad esempio, se lo sviluppo sarà affidato al pubblico, al privato o alla collaborazione tra imprese e Stato. E se nella gestione debbano essere coinvolte non solo le Telco o anche gli OTT. Marco Pellegrinato, direttore R&D di Rti, ha la volonta da parte dei broadcaster di essere della partita.

Le caselle da mettere a posto sono molte. Ma Joy Marino è ottimista sul futuro della pubblica amministrazione. Anche se, per giungere all’obiettivo “zero carta” entro dieci anni, servira “un nuovo decreto Bassanini, che vieti espressamente l’utilizzo del supporto fisico”.

Nel 2030 etichette smart e case iper-connesse saranno la norma. Cosa serve per far esplodere tutte le potenzialità dell’IoT? Secondo Alessandro Bassi, ceo di Alessandro Bassi Consulting, la strada sarà diversa a seconda del protocollo che prenderà il sopravvento.

Si tratta di innovazioni che condizioneranno la nostra vita. Per questo serve un punto di osservazione che analizzi le questioni più importanti non solo dal punto di vista tecnologico ma anche economico e sociale. Quindi occhi puntati sulle e-government e reti, ma senza trascurare, ad esempio, l’impatto ambientale. Tra 15 anni, lo sviluppo dell’Ict potrebbe assorbire un quarto dell’energia prodotta nel mondo. “Per fortuna – dice Marino – saranno consumi riconducibili alle fonti rinnovabili”.

 

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