Marco Morelli: “L’errore delle banche in rete? Seguire solo i soldi”

Marco Morelli, Vicepresidente di Bank of America Merrill Lynch dal 2012, per anni in JP Morgan e Monte dei Paschi di Siena, è un profondo conoscitore delle dinamiche che governano gli Istituti finanziari italiani e statunitensi. Sul rapporto tra banche e social network ha le idee chiare: “è una relazione ancora in fase di gestazione”, spiega a Life in a byte, mediapartner del convengo Dimensione social, promosso da Abi.

È un rapporto complicato negli Stati Uniti, patria dei social, e anche in Europa. “È un terreno inesplorato, che non fa parte del Dna tradizionale delle banche. Per il management è una fase di scoperta, in cui si cerca una chiave di lettura e una modalità di ingaggio che sia utile sia per chi offre il servizio di banca sia per chi è un utilizzatore dei social network”.

Uno dei problemi, secondo Morelli, è la cultura aziendale. L’età media negli istituti finanziari italiani è alta, intorno ai 43-44 anni, mentre in paesi come la Turchia è di 29 anni. “Le stesse persone che lavorano in banca non conoscono i social o quantomeno non sono nati con uno smartphone in mano. Sono mondi distanti”.
C’è poi un secondo ostacolo. Le banche sono interessate a contattare le persone che hanno soldi da investire. Gli under 30 mediamente non hanno capitali appetibili e sono quindi ignorati, così come sono ignoranti i social, gli ambiti in cui i Millenials si muovono naturalmente. “È un errore però, perché i ragazzi di oggi saranno i correntisti di domani”.

Il punto è proprio questo: chi lavora in banca non è attrezzato per affrontare la sfida dei social network e nessuno ha ancora trovato la formula perfetta per stare sulle nuove piattaforme. Ma una cosa è certa: bisogna partire dalle esigenze dei clienti che utilizzano sempre di più Facebook, Twitter e YouTube per informarsi, condividere contenuti, rimanere in contatto con le cerchie di amici e conoscenti.

Già, perché i servizi finanziari oramai sono delle commodities. Per i clienti i mutui sono tutti uguali e si cambia banca come si cambia operatore telefonico. Bisogna quindi offrire un valore aggiunto, districandosi nel ginepraio burocratico interno agli Istituti che rende tutti i processi farraginosi e poco compatibili con la velocità del web.

C’è poi una differenza sostanziale tra Usa ed Europa. “Negli Stati Uniti alle banche è riconosciuta una funzione sociale“, spiega Morelli che ha lavorato su entrambe le sponde dell’Atlantico. “Ci sono gli scandali, ma i banchieri disonesti vanno in galera e l’opinione pubblica non è ostile. In Europa e Italia invece c’è un clima negativo nei confronti degli Istituti che quindi sono restii ad esporsi sui social”.

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