Digital marketing e e-commerce: tre strumenti sottovalutati

L’e-commerce e il digital marketing corrono veloci. Non si tratta di distinguere tra “apocalittici” e “integrati”: c’è poco da discutere sul fatto che l’e-commerce possa essere un fattore decisivo per il successo di un’azienda. Ed è altrettanto vero che, per ottimizzare i risultati, occorrono le scelte giuste in tema di paid search, social media advertising, Seo, marketplace.

Eppure ci sono cose sotto gli occhi di tutti che vengono ignorate (o utilizzate poco). Gli esperti di ROIrevolution hanno provato a indicarne alcune, chiedendosi: “Quale strumento darebbe grande sostegno all’e-commerce ma resta tutt’ora inesplorato?”.

Ecommerce_sales

Obiettivo profitto – In origine era la “conversione”. Per il web marketing è spesso indicato come il parametro principale per decretare il successo o il fallemento di una campagna. Ma non basta più. ROIrevolution parla di “tre stadi dell’evoluzione” nel digital advertising. Il primo, appunto, misure le conversioni. Il secondo le vendite. Ma a cosa servono le vendite se non fanno guadagnare? Anche nel digital marketing, quindi, occorre misurare l’equilibrio tra spesa e resa. Come? Con il terzo passo evolutivo, la misurazione dei profitti.

Facebook Corousel– Facebook ha lanciato la funzione Carousel Ads (che consente di visualizzare più immagini e link all’interno dello stesso annuncio) più di un anno e mezzo fa. Un tempo ampio per un settore che corre come l’e-commerce. Eppure il carosello di Zuckerberg è ancora sottoutilizzato rispetto alle sue potenzialità. È, in un certo senso, il completamento del primo consiglio: si presentano i propri prodotti a una platea senza pari ma si paga solo in caso di click, like o commento. Niente male come bilancio costi-benefici. E poi è una mini vetrina, che offre all’utente cinque immagini, cinque soluzioni, cinque link. Cioè cinque strade che portano al prodotto.

Amazon – Gli anni passano ma chi pronuncia la parola “e-commerce” deve, prima o poi, fare i conti con Amazon. Anche perché il regno di Jeff Bezos ha aperto a un sistema di annunci sponsorizzati basati su keywords, paragonabile ad AdWords, che offre spazi interessanti ai produttori esterni. A una condizione: sfruttare Amazon come uno dei canali di vendita senza diventarne schiavi. Attenzione, però. Amazon non offre visibilità gratis. Quindi sarebbe bene, prima di accettare la mano di Bezos, chiedersi: cosa mi resta in tasca dopo aver pagato la commissione del 15%? E così si torna al punto di partenza: è sempre una questione di profitto.

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