Safe Harbor addio, ecco il Privacy Shield: cosa cambia per i nostri dati

Privacy Shield (letteralmente scudo della privacy) è il nuovo accordo per il trasferimento dei dati raggiunto tra Unione Europea e Stati Uniti. Sostituisce il Safe Harbor, quel “porto sicuro” spazzato via da Max Schrems, uno studente che ha deciso di fare causa  a Facebook (vincendo) perché voleva vederci chiaro sulla gestione dei suoi dati.

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Il Safe Harbor era decaduto perché gli Stati Uniti non avrebbero garantito adeguata sicurezza ai dati dei cittadini europei. Il vicepresidente della Commissione europea con delega al Digital Single Market, Andrus Ansip, ha ssicurato invece che il nuovo accordo “protegge i diritti fondamentali dei cittadini europei nel momento i cui i dati personali vengono trasferiti a società statunitensi.

Sarà davvero un cambio di passo rispetto al Safe Harbor (che poi tanto sicuro non si era rivelato)? Per la prima volta, dice la commissione, gli Stati Uniti hanno assicurato in maniera vincolante che l’accesso da parte delle autorità pubbliche per motivi di sicurezza nazionale sarà soggetto a chiare limitazioni, garanzie e meccanismi di controllo. Che includono anche “una revisione congiunta annuale per seguire da vicino l’attuazione di questi impegni”.

Ansip di è detto certo che il Privacy Shield “aiuterà a costruire un mercato unico digitale in Europa e un ambiente online affidabile e dinamico, rafforzando la collaborazione con gli Stati Uniti”.

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