Te lo leggo in faccia: i nuovi dati sono le emozioni

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La pubblicità si legge in faccia. È questa una delle direzioni di ricerca che le grandi agenzie (e le loro divisioni che si occupano di data) stanno seguendo. Annalect, società sotto l’ombrello di Omnicom, ha testato un riconoscimento facciale delle emozioni durante gli spot dell’ultimo Super Bowl. Un software, ancora in fase sperimentale, ha ripreso il viso di 134 persone mentre guardavano la pubblicità, scattando una foto ogni tre secondi.

Le minime variazioni possono indicare disgusto, fastidio, gioia o piacere. La comunicazione non verbale sarebbe così più immediata e autentica rispetto a quella emersa dai gruppi di controllo. Insomma: ci sono nuovi dati disegnati lì sulle nostre facce. E il marketing ha tutta l’intenzione di coglierli.

In fondo, cosa c’è di più utile che capire le reazioni profonde dello spettatore o dell’utente? Tracciare le reazioni non è un’esigenza nuova. Ma le reazioni involontarie rappresentano una gamma di dati (quantomeno) complementari alle attuali metriche, basate su parametri meno profondi (come ad esempio click, tempo di lettura, frequenza di rimbalzo)

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