Oculus Rift è qui. Marketing, cosa cambia con la realtà virtuale

È arrivato Oculus Rift il dispositivo che promette di trasformare la realtà virtuale da nicchia a mercato mainstream. Non è il solo visore che sarà lanciato in questo 2016: Sony, ad esempio, ha già annunciato un “casco” compatibile con la PlayStation. Ma nessuno è riuscito a creare tanta aspettativa. Merito, certo, anche della sua acquisizione da parte di Facebook nel marzo di due anni fa.

maxresdefault

Quando si muove Mark Zuckerberg, c’è sempre da chiedersi perché. E che cosa cambierà per il mondo del marketing. Se la parola d’ordine è user experience, i visori per la realtà virtuale potrebbero giocare un ruolo importante grazie alla capacità di creare un’esperienza immersiva. Per ora si tratta di un mercato agli albori. Ma è meglio iniziare a dare un’occhiata, perché l’evoluzione si è spesso dimostrata più rapida delle imprese.
Zuckerberg ha già parlato della realtà virtuale come del “futuro dei social media”. Le bacheche, quindi, potrebbero trasformarsi in piazze commerciali (quali già sono, in parte). Dove però l’esperienza diventa più realistica.

Il marketing e l’esperienza d’acquisto stessa potrebbero uscirne rivoluzionate. Immaginate, ad esempio, di dover scegliere una stanza di hotel o una casa di Airbnb. Adesso ci accontentiamo di foto e recensioni. Con un visore potremmo esplorare lo spazio. Lo stesso potremmo fare per l’acquisto di oggetti. Dovete comprare una libreria? Niente metro e misure a spanne: l’oggetto potrebbe essere proiettato in un ambiente virtuale, per capire se calza a pennello oppure no.

Guardando a un orizzonte più vicino, c’è lo sfruttamento della realtà virtuale con i video a 360 gradi. Per fare pubblicità o immergere l’utente nella brand experience. Facebook, non a caso, li ha già varati. E alcuni marchi, come Nike e Coca-Cola, stanno sondando il terreno.

Per ora si tratta solo di accenni. Perché le potenzialità del mezzo sono tutte da scoprire e vincolate alla diffusione dei visori. Non hanno costi spropositati ma neppure alla portata di tutti. E soprattutto il loro acquisto non è in cima alla lista della spesa.

Lo sviluppo richiede tempo, passerà da costi più contenuti o da modelli di business pensati ad hoc. Ad esempio con visori a costi nulli, ridotti o dilazionati in cambio di un servizio su abbonamento (tu navighi nel mio negozio o sottoscrivi il mio streaming e io ti regalo un visore). Avviene già per gli smartphone. Perché non potrebbe accadere per Oculus e i suoi fratelli?

Commenta l'articolo

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...