Pmi, realtà virtuale, Italia: 5 cose dette da Zuckerberg a Roma

Mark Zuckerberg è arrivato a Roma in “visita ufficiale”. Il termine non è casuale: è un dirigente d’azienda ma è stato accolto come un capo di Stato. Ha incontrato il presidente del Consiglio e il Papa prima di rispondere agli studenti della Luiss. In fondo Zuckerberg è, in un certo senso, un capo di Stato. Perché detta le regole di un ambiente (Facebook) abitato da 1,7 miliardi di utenti attivi ogni mese.

zuckerberg

Zuckerberg ha fornito alcune previsioni e ha svelato alcuni numeri, con una prospettiva italiana.

1 – “In Italia Facebook ha 29 milioni di utenti”. Praticamente un italiano su 2 è iscritto al social network. Neonati compresi.

2 – “Nove utenti su dieci sono in contatto con almeno una Pmi”. È questo il dato forse più significativo e impressionante. Il 90% degli utenti italiani usa il social come canale di contatto nei confronti delle piccole e medie imprese. Non stiamo quindi parlando dei grandi marchi di moda o tecnologia ma di aziende che, attraverso Facebook, conquistano nuovi pubblici. Anche perché il contatto presuppone spesso un interesse.

3 – “Tra cinque, dieci anni la realtà virtuale sarà alla portata di tutti”. L’interesse di Zuckerberg per la realtà virtuale non è nuovo. Ha investito in Oculus Rift e mira a una maggiore integrazione tra social e VR.

4 – “La realtà aumentata arriverà prima sullo smartphone che con i visori”. Se lo dice lui, che su Oculus ci ha speso 2 miliardi, la frase è significativa. Con tutta probabilità la corsa della realtà aumentata sarà più veloce rispetto alla rapidità con la quale i visori diventeranno dispositivi di massa. Pokemon Go vi dice qualcosa?

5 – “Non siamo un editore”. Zuckerberg ha voluto sottilinearlo: “Il nostro ruolo è quello di creare gli strumenti per costruire l’esperienza che desiderate”. Ci tiene alla definizione di tech company e rifiuta quella di editore. Facebook, quindi, non produrrà contenuti in prima persona. Ma li pubblicherà. Sfuma quindi il confine tra editoria e tech company, per Facebook (da una parte) e per gli editori (dall’altra). Con una costante: il contenuto resta centrale.

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