Instant Articles & Co., 4 cose che ci dicono i nuovi dati Audiweb

C’è ancora un web sotterraneo. Esiste (eccome se esiste) ma sfugge ancora alle misurazioni classiche. Che però, pian piano, si stanno adattando. Search, social e articoli in app sono monitorati solo in parte da chi (come Audiweb e Nielsen) pesano l’audience dei siti d’informazione e gli investimenti pubblicitari su internet.

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Audiweb sta tentando di vederci chiaro sul numero di utenti che leggono i siti di informazione senza abbandonare l’app di Facebook. Per la prima volta ha condotto un test su un gruppo ristretto di editori per capire il peso di questo canale di accesso. Risultato: La Repubblica è di gran lunga il maggiore sito d’informazione italiano ma cede lo scettro di Facebook a Fanpage, che vede arrivare dall’app quasi 8 milioni di visitatori unici al mese. La Repubblica si ferma a 5,4. L’Huffington Post a 3,5; Il Messaggero a 2,3 milioni, TgCom a 1,6. Le cifre vanno prese con cautela, perché utilizzano parametri diversi da quelli utilizzati per monitorare il traffico tradizionale. Non sono quindi sommabili né confrontabili con le solite statistiche. Ma, al di là dei singoli numeri, emergono (almeno) quattro cose.

Campo diverso, regole diverse – Facebook ha gerarchie proprie. Se un sito di news di medie dimensioni come Fanpage riesce a superare La Repubblica, significa che anche piccoli produttori di contenuti possono ritagliarsi uno spazio (un proposito che vale per i giornali quanto per le imprese). Si gioca in un altro campo, con dinamiche diverse e un pubblico differente.

Mobile first – I numeri dovranno ancora essere tarati, ma rappresentano comunque cifre significative. Essere efficaci sul mobile non è solo una necessità. È LA priorità. Quelli che arrivano dalle app non sono lettori di serie b. Il monitoraggio di Audiweb include anche Instant Articles, il servizio che ottimizza gli articoli per il mobile, con una velocità maggiore. Gli accessi fanno sempre capo all’editore, che può anche vendere gli spazi pubblicitari (tramite Facebook). I contenuti sono gli stessi che si trovano sul giornale, ma offrono una user experience migliore da mobile. Il mezzo conta quanto il contenuto.

Il digitale è un iceberg – Le rilevazioni di Audiweb dimostrano quanto ci sia ancora da conoscere nel mondo dei contenuti digitali. Di riflesso, anche il peso degli investimenti pubblicitari risulta ancora distorto. Nielsen, ad esempio, non ha ancora integrato completamente gli introiti da search e sociale. Risultato: secondo il perimetro attualmente monitorato, nei primi sette mesi del 2016 gli investimenti pubblicitari su internet sono cresciuti dell’1,6%. Allargano il dato all’intero web advertising, le stime indicano un progresso dell’8,2%.

I contenuti sono la materia prima – La tecnologia è la base di lancio. Così come è fondamentale la capacità di creare engagement. Una volta si chiamava patto di fiducia tra editori e lettori. Adesso si dice community. In ogni caso, per guadagnare e informare la materia prima resta sempre la stessa: i contenuti. L’editoria, coi contenuti, ci campa da sempre. Le aziende (e anche Facebook) stanno scoprendo che le storie possono essere la chiave del business.

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