Arriva il “non mi piace”, ma solo su Messenger. Ecco perché

E alla fine il bottone “non mi piace” è arrivato. Non ancora per tutti perché in fase di test. Ma c’è: Facebook sta sperimentando il “dislike”. Il pollice verso è da tempo invocato dagli utenti, ma Zuckerberg si era sempre opposto. Ha ceduto, anche se solo a metà. Il “non mi piace” arriverà solo su Messenger, nel privato della chat e non nei campi aperti della bacheca.

dislike facebook

“Mi piace” significa Facebook. A Menlo Park è il logo che accoglie i visitatori. Mai, fino a ora, il gruppo aveva accettato di introdurre il suo contrario. Un anno fa aveva preferito optare per le reaction: cuore e faccine per offrire una gamma più ampia di reazioni. La novità ha avuto successo. Oggi le reaction sono parte integrante del social network, confermando la fame di sfumature degli utenti.

Adesso le reaction arrivano anche su Messenger. Con qualche piccola differenza rispetto a quelle visibili in bacheca. Le faccine sono 5 e sono graficamente diverse. Anche se le emozioni espresse sono le stesse: amore, gioia, stupore, tristezza e rabbia. C’è anche un pollice all’insù, ma non è bianco e blue. E non ha il classico polsino di Facebook. Ma soprattutto c’è il pollice verso, il tanto agognato dislike.

Da Menlo Park hanno fatto sapere solo che l’obiettivo sarebbe “creare più engagement e un’esperienza più divertente, in grado di far condividere attraverso le emoji la migliore rappresentazione dei propri sentimenti”. Ok, ma perché il “non mi piace” arriva solo su Messenger? Facebook non lo dice, ma non è poi così difficile individuare i motivi. Zuckerberg ha sempre puntato su una piattaforma “positiva”. Nel senso che è basata su uno stimolo positivo e mai sul contrasto. Nella prassi, sappiamo tutti che non è così: gli haters sono una parte consistente del social. Ma un tasto “non mi piace” sarebbe uno strumento in più. Se su Facebook sarebbe un propulsore di odio, su Messenger (almeno nella visione di Menlo Park), il pollice verso avrebbe un impatto minore: per il gruppo è sovrapponibile a un semplice “no” (come già avviene in altre app di messaggistica come Slack). A orientare la scelta, quindi, non è l’emoji in sé ma il suo utilizzo. Zuckerberg si mantiene così sul filo dell’equilibrio: engagement in crescita e apparenze salve.

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