Mobile first è il presente. Preparatevi a un mondo voice first

Il presente è mobile first, il futuro è voice first. La tecnologia e le abitudini degli utenti stanno cambiando a una velocità tale da richiedere a imprese e agenzie salti multipli. Ormai è chiaro: chi non dà priorità allo smartphone rischia di restare fuori (è già fuori?). E lo stesso avverrà se si sottovaluta la rivoluzione che va affermandosi: le interazioni (tra utenti, aziende e utenti, uomo e dispositivo) saranno prive di contatto fisico e visivo. Si gioca tutto sulla voce.

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Il successo commerciale di Echo (soprattutto) e Google Home è un indizio. La conferma sta soprattutto nella fiducia che tutti i grandi gruppi tecnologici ripongono negli assistenti digitali. Siri (Apple), Alexa (Amazon), Cortana (Microsoft) e Google Assistant non sono più parte del contesto ma centro di gestione dell’intero ecosistema.

Il rapporto con i servizi di questo tipo, e più in generale con tutti quelli basati sull’intelligenza artificiale, è intuitivo. Il linguaggio resta un canale di interazione estremamente naturale (anche se i nativi digitali stanno dimostrando quanto la tecnologia modifichi ciò che reputiamo naturale). Quello che forse non è intuitivo è la capacità di immaginare le conseguenze di un approccio voice first sul marketing.

“È chiaro a tutti che, in un mondo dominato dalla voce, una pagina in cui ci siano tre annunci pubblicitari seguiti da dieci risultati organici apparterrà al passato”. A dirlo non è un avversario di Google ma Sridhar Ramaswamy, senior vice president of advertising and commerce di Big G.

I servizi vocali cambieranno tutto: il modo di navigare online e di esplorare i risultati delle proprie ricerche. E poi la pubblicità. Alcune formule sono più chiare. Ad esempio, servizi come Spotify, nella versione gratuita, alternano musica e annunci in stile radiofonico. Ma come si evolverà Google? I banner? I post sponsorizzati su social network? È chiaro che, in una chat vocale o in un dialogo con il proprio assistente digitale, essere interrotti da una pubblicità non è un’opzione. Ma, per il resto, le domande sono più delle risposte: come saranno voice commerce e voice advertising?

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