Social-doping: ecco perché non conviene comprare follower

Le scorciatoie ci sono sempre, anche sui social. Ma la strada più breve (spesso) è quella sbagliata, anche sui social. Facebook, Twitter e Instagram servono per creare una comunità. Una comunità che interagisce, crea engagement, forma rapporti duraturi, rafforza la brand awareness. In altre parole: la community funziona solo se è reale.

doping

Come aumentare i follower

A furia di badare ai numeri, però, si è creata una distorsione: da indice (di una community che funzioni) i follower sono diventati il fine. Creo una pagina e un account e lo riempio di seguaci, poco importa se sono veri, finti, interessati al mio business o di passaggio. E così fioccano i metodi “alternativi” per moltiplicare il proprio seguito. Lo si può fare con qualche decina di euro. Oppure con la costruzione di una rete di relazioni fasulle.

Saltare in pochi giorni da 100 a mille è semplice. Basta pagare. Le cifre non sono neppure spropositate. I siti che propongono questi servizi non sono carbonari ma lì, in bella vista: basta cercare su Google. Molti siti assicurano follower “stabili e garantiti”. Lo sono? Il più delle volte sì. Se l’obiettivo è far correre i vostri numeri, avete trovato il carburante. Sono tutti utenti finti? No. Creare un account fittizio è semplice, gratuito e richiede solo qualche minuto. Ma gli account palesemente falsi sono una minoranza dei follower istantanei. I servizi che gonfiano le cifre fanno leva, più che altro, sugli utenti disposti a seguire chiunque pur di ricevere, in cambio, un follower. In fondo però, cambia poco: da una parte ci sono account finti, dall’altra persone in carne e ossa. Ma nessuno è interessato al vostro business.

Comprare follower è come il doping

La platea ideale deve essere sì numerosa. Ma, prima di tutto, attenta. Meglio 50 persone con un forte interesse o 100 che vi guardano (?) pensando a tutt’altro? A voi la scelta. Fingere sarà anche discutibile ma non è illegale. Il problema però, è un altro: gonfiare artificiosamente i numeri è, prima di tutto, inefficace. Si tratta di pagine e account dopati, un po’ come un culturista imbottito di steroidi: i muscoli crescono in fretta, si fanno notare, ma all’aumento del volume non corrisponde un incremento della forza.

Senza dimenticare che il doping fa male e, prima o poi, presenterà il conto. Verrai beccato e perderai credibilità, il più delle volte senza ottenere i risultati sperati. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i social network (e spesso gli utenti sono più scafati delle imprese) valuta con facilità la qualità della community. Ad esempio: se ho decine di miglia di follower ma zero interazioni, qualcosa non quadra. Per la serie “social media manager insospettabili”, torna attuale una frase di Abraham Lincoln. Risale al XIX secolo ma vale per Facebook, Twitter e Instagram: “Potrete ingannare tutti per un po’ e qualcuno per sempre. Ma non potrete ingannare tutti per sempre”.

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