Wired Next Fest, come l’AI sta cambiando (e cambierà) il mondo

Ma quale post-verità: “Siamo nell’era della post-identità”. Federico Ferrazza, direttore di Wired, ha inaugurato così il Wired Nex FestWired Nex Fest. Questo è stato uno dei temi portati della manifestazione, tenuta a Milano tra il 26 e il 28 maggio.

Ormai dire chi siamo non è più così semplice. E il problema non è (solo) esistenziale ma (anche) tecnologico. La nostra identità fisica non è meno importante delle nostre identità digitali. Con un’aggiunta: per la prima volta le identità umane sono affiancate da quelle delle macchine.

Engitel Wired Next Fest

AI, 6 anni come un razzo

Intelligenza artificiale e robotica stanno cambiando il mondo e il modo di percepirlo. Per rimarcare la centralità di queste tecnologie, Wired ha affidato la conferenza inaugurale a Riccardo Zecchina, professore di computer science dell’Università Bocconi. Le macchine possono pensare come gli uomini? “Siamo lontanissimi da questo livello, anche perché non comprendiamo ancora i sistemi del pensiero umano”, dice Zecchina. Ma sono stati fatti passi enormi, in pochissimo tempo.

Oggi il ruolo dell’intelligenza artificiale è “imparare dai dati e dare loro un senso”. Il percorso è appena iniziato: nel 2010, i software iniziano a riconoscere il parlato umano; nel 2012 individuano oggetti in immagini complesse; nel 2013 arrivano i primi software in grado di riconoscere anomalie (“sostituiranno i medici nello screening di massa”, prevede Zecchina). Viste le potenzialità, i grandi gruppi iniziano a investire con forza nel settore. Nel 2014 si realizza una traduzione efficace da testo a testo e da immagine in testo; nel 2015 le macchine hanno iniziato anche ad avere capacità di composizione di testi, immagini e musica; nel 2016 sono stati sviluppati i primi software che, in giochi di strategia complessi, hanno mostrato capacità di intuizione (“si va oltre la forza bruta del calcolo”).

Tutto questo in appena sei anni. Zecchina ha usato la similitudine del razzo: “La potenza di calcolo è il motore, la disponibilità di dati (con 800 milioni di immagini caricate ogni giorno dagli utenti su Facebook) è il carburante”.

Facebook e Google

Già, Facebook. L’intelligenza artificiale è parte integrante del futuro del gruppo. Lo ha sottolineato, una volta di più, Antoine Bordes: il ricercatore del Facebook Artificial Intelligence Research di Parigi ha riproposta l’ormai conosciutissima “roadmap del decennio”. Proposta da Mark Zuckerberg un anno fa, punta su tre tecnologie: connettività, realtà virtuale e (appunto) intelligenza artificiale.

Anche Emmanuel Mogenet, ingegnere a capo di Google Research Europe, ha rimarcato l’attenzione che il gruppo sta dedicando al fenomeno, spingendo a una sempre maggiore integrazione tra machine learning e cloud. Il discorso di Moget si sintetizza con una citazione di Sundar Pichai (il ceo di Google): “Il machine learning è il processo attraverso il quale stiamo ripensando al modo in cui facciamo qualsiasi cosa”. Un processo che, ha sottolienato ancora Mogenet, non riguarda solo la capacità di imparare (delle macchine) e quella di insegnare (dell’uomo): l’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui l’uomo apprende.

Ai Wired Next Fest

Il futuro non è apocalittico

Quando si parla di AI, tornano spesso gli scenari apocalittici. Forse sono esagerati, ma le criticità non mancano. Tuttavia, come affermato da Ferrazza, “il Wired Next Fest preferisce focalizzarsi sulle opportunità”. Tra i più ottimisti c’è Jerry Kaplan, docente alla Stanford University. È convinto che le macchine non avranno una propria coscienza capace di ribellarsi all’uomo. La vera minaccia è un’altra: i robot dotati di intelligenza artificiale sostituiranno alcuni lavori oggi compiuti dall’uomo. Quelli manuali e ripetitivi. Ma secondo Kaplan prevarrà la convivenza. Soprattutto in quelle mansioni che richiedono creatività.

A furia di immaginare distopie, infatti, c’è il rischio di dimenticare quanto di buono l’intelligenza artificiale sta già facendo e farà per l’agricoltura (con l’ottimizzazione delle risorse), la sicurezza stradale (ne ha parlato Eran Shir, fondatore di Nexar, startup che mira a creare una rete di dispositvi intelligenti che rendano meno pericoloso viaggiare su strada), la pubblicità, i servizi e la pubblica amministrazione. E poi c’è la medicina. Al milanesissimo Humanitas Research Hospital, il supercomputer Watson (made in IBM) allena gli studenti creando casi clinici ipotetici ma iper-realistici.

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