Strategie social: il primo ristorante a prova di Instagram

Per la serie: se non puoi batterlo, fattelo amico. L’incrocio tra social network e velleità da Masterchef, a volte, genera mostri. Il #Foodporn, cioè l’ostentazione del piatto, è spesso criticata dai cuochi, soprattutto da stellati e dintorni. Perché spesso la foto, senza la giusta luce e l’inquadratura migliore, non rende giustizia al cibo.

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Il primo Instragram kit

Tra critiche più o meno competenti (su TripAdvisor) e foto discutibili, gestire la reputazione del proprio locale sui social network non è semplice. E capita che, in un eccesso di rabbia, cuochi e proprietari finiscano per insultare i clienti. Il più classico degli autogol: non si può abbracciare il web prendendo solo i suoi vantaggi (in termini di notorietà, visibilità, contatti, pubblicità gratuita) e mettere da parte gli eventuali effetti collaterali. Insomma: il foodporn o lo gestisci o ti travolge. Ecco allora l’idea di chi ha deciso di “farselo amico”. Il ristorante londinese Dirty Bones ha messo a disposizione dei clienti un “Instagram kit” (per ora solo in uno dei quattro locali della catena). Non voglio che i miei piatti siano ritratti in modo (diciamo) artigianale? Bene, allora ti procuro l’attrezzatura capace di renderli più belli. Nell’Instagram kit c’è una lampada a Led portatile, un caricabatterie, un grandangolo (cioè un obiettivo professionale che cattura immagini con un angolo più ampio), un treppiede per fissare i propri dispositivi e un bastone da selfie.

Social-menu e piatti fotogenici

Certo, non bastano una lampada al Led per diventare un locale a prova di social. Dirty Bones ha una presenza costante su Instagram, con oltre 2100 post e 24 mila follower. Ma fa anche altro: trasferisce l’esperienza virtuale sui fornelli. I piatti sono studiati per sembrare belli nel piatto ma anche in un post. Si potrebbe dire che sono scelti in base alla loro fotogenia. Non solo: il menu cambia in base ai trending topic della piattaforma. Ad esempio: lo scorso 8 luglio, in occasione del Pride di Londra, è stato creato e condiviso un cocktail arcobaleno.

Cosa preferite?

Si può essere d’accordo o meno. Si potrebbe discutere se sia giusto che la cucina (e non solo il marketing culinario) venga condizionata dai social. E si potrebbe aggiungere che mangiare circondati da commensali che sparano flash e si credono Helmut Newton potrebbe dar fastidio. Ma è un’idea. Di certo più utile rispetto al divieto di usare Instagram o Tripadvisor nel proprio ristorante (che è più o meno come tentare di svuotare una piscina con uno scolapasta). E poi, social o meno, c’è sempre la prova delle papille gustative. E in quella, non c’è bastone da selfie che tenga.

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