Come saranno i social video nel 2018: 5 tendenze

La domanda non è se i video continueranno ad avere successo sui social network. La domanda è: come cambieranno? Secondo stime di Cisco, nel 2017 il 69% del traffico in rete sarà costituito da video. Una quota che, con tutta probabilità, si alzerà nel corso del 2018. Perché grandi piattaforme e inserzionisti credono sempre di più nelle immagini e perché le reti 5G di nuova generazione contribuiranno ad aumentare la velocità di navigazione e, di conseguenza, la semplicità di fruizione dei video. Viste queste solide basi, quali tendenze ci prospetta il prossimo anno? Eccone cinque.

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Tutto in sei secondi

Le formule del video-advertising hanno faticato a trovare il giusto format, troppo spesso importato da altri mondi e altri media. I video pubblicitari di siti web e social network non possono avere la durata e le forme espressive tipiche della tv. Oggi sembra ovvio, ma non lo è stato in passato. Negli ultimi mesi si è affermato un formato che potrebbe essere quello giusto. Fa della brevità la sua forza: le “six-second ads”, i messaggi di sei secondi. Google lo sta spingendo, Fox ha iniziato a usarlo durante le partite di Nfl. Sei secondi sono sufficienti per consentire al brand di essere ricordato ma non abbastanza lunghi da interrompere il racconto del contenuto (e infastidire gli utenti). Il 2018 potrebbe essere l’anno della consacrazione.

È il momento del midroll

Se lo ha scelto Facebook, ci sono pochi dubbi sul fatto che crescerà: il midroll è un messaggio che compare nel bel mezzo di un video. Non ci sono quindi pubblicità iniziali (né, di conseguenza, la possibilità di saltarle) e non ci sono messaggi in coda. È una tendenza che si salda con la prima: il midroll può esistere solo con messaggi molto brevi. Il formato, lanciato da Facebook in fase di test, compare sempre più spesso. È un indizio che le la sperimentazione stia andando bene. Ma non è la sola ragione per cui il midroll potrebbe crescere nel 2018: con l’espansione degli ad-blocker, gli inserzionisti devono cercare una modalità di contatto più educata e, soprattutto, che intervenga quando in ascolto c’è un utente già ingaggiato (se sta osservando il midroll è perché un video gli interessa) perché è più disposto ad accettare pubblicità (sempre a patto che non sia invasiva).

Personalizzazione: la sfida

Il 2018 sarà un anno sfidante. Perché i video devono affrontare una contraddizione. Grazie ai big data, infatti, la personalizzazione è tutto. Peccato però che i video, tra tutti i formati, siano al momento quello meno personalizzabile (basti pensare a quanto siano più flessibili i banner). Il video non potrà certo cambiare da utente a utente. Ma potrà essere indirizzato con più precisione verso coloro che sarebbero più interessati al messaggio.

Reti 5G e realtà virtuale

Se il video è cresciuto con reti 4G, riceverà un’ulteriore spinta da quelle di nuova generazione. In Italia sono iniziati i primi test. Durante le olimpiadi invernali di Pyeongchang 2018, nella Corea del Sud, ci sarà uno dei primi esperimenti di vasta scala sul campo. Le 5G sono attese perché saranno l’infrastruttura necessaria per consacrare IoT e realtà virtuale. Le tecnologie immersive potrebbero essere un ulteriore fattore nel mercato dei video.

Verifica da terze parti

In fin dei conti, ai brand interessa solo una cosa: coinvolgere gli utenti. Per capire se l’obiettivo è stato raggiunto, però, servono le metriche giuste e sistemi di rilevazione efficaci. Negli ultimi mesi, anche i grandi social hanno fallito. Facebook ha sovrastimato le visualizzazioni dei video, Twitter addirittura il numero degli utenti nei primi due trimestri dell’anno. Risultato: gli inserzionisti e le stesse piattaforme sono sempre più guardinghi. Ecco perché nella prossima annata potrebbe consolidarsi la tendenza ad affidare la verifica dei dati a terze parti.

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