Facebook cambia il NewsFeed: ecco come (niente panico)

Facebook ha appena annunciato un cambiamento del NewsFeed, l’algoritmo che determina (con il contributo delle nostre azioni) ciò che vediamo in bacheca. Questa volta non è un ritocco ma uno scossone consistente, anche se già iniziato nei mesi scorsi.

Concept Facebook Communication Brand Editorial

Qualche giorno fa, Mark Zuckerberg aveva espresso l’obiettivo di “aggiustare Facebook”, ridando vigore all’idea di “comunità”. Adesso, in un nuovo post, ha affermato che nelle prossime settimane il social network ha iniziato un percorso per privilegiare le “interazioni significative”. Come? Verrano penalizzati i post di marchi, aziende ed editori (video compresi) e avranno maggiore evidenza i contenuti prodotti da amici e familiari. La notizia ha fatto passare una brutta giornata al titolo di Facebook: le azioni sono arrivate a cedere il 5,5%, per poi risalire leggermente ma chiudendo comunque in pesante rosso.

In 24 ore, Zuckerberg ha visto evaporare dalle proprie tasche più o meno 3 miliardi di dollari. Se lo aspettava. Già nella trimestrale pubblicata a novembre aveva avvertito gli investitori che gli sforzi per migliorare la piattaforma e arginare le fake news avrebbero potuto condizionare il fatturato nel 2018. Un’indicazione rinnovata nel post in cui ha annunciato le modifiche del NewsFeed: “Voglio essere chiaro – ha scritto – da questi cambiamenti mi aspetto un calo del tempo medio speso su Facebook e di altre voci legate all’engagement”. Diminuiranno quindi dei parametri sui quali si basano gli incassi pubblicitari. Ed ecco perché il mercato non ha apprezzato. Tuttavia, Zuckerberg guarda più in là: “Prevedo – continua il ceo nello stesso post – che il tempo speso sulla piattaforma sarà di maggior valore”. Il che potrebbe essere “una buona cosa per la community e per il business nel lungo periodo”. Zuckerberg cerca, con un colpo solo, di rinsaldare la platea degli utenti e limitare la circolazione di bufale (anche se a pagare saranno tutti).

Ma cosa cambia per le aziende? Presto per dirlo con esattezza. Ma niente panico. Di fatto la trasformazione è già iniziata. Da oltre un anno, imprese ed editori hanno riscontrato un massiccio calo della portata organica (cioè, in poche parole, delle persone raggiunte senza pagare). Quali sono le possibili contromisure? Zuckerberg spera che, privati di reach organica, aziende ed editori siano incentivati a pagare per contenuti sponsorizzati. Ma non è l’unica reazione possibile. Certo, chi ha usufruito di Facebook, fidandosi ciecamente senza preoccuparsi della qualità dei propri presidi social, sarà spiazzato. Chi ha agito in ottica strategica, professionale e non artigianale, potrà invece vivere (bene) in un sistema integrato. Per non essere ulteriormente penalizzati, quindi, serve avere una chiara digital (e non solo social) strategy, puntando sulla qualità, dei contenuti ma anche tecnica: già ad agosto Facebook aveva confermato che sarebbero stati declassati i siti che non sono mobile friendly. Per i ritardatari il tempo stringe.

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