I primi tre anni del diritto all’oblio

Oggi, tre anni dopo l’introduzione del diritto all’oblio, più di 2,4 milioni di cittadini europei hanno richiesto la rimozione di un link, ottenendola in quattro casi su dieci.

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I paesi che ne hanno fatto maggiore richiesta sono Francia (20.4%), Germania (17.3%) e Gran Bretagna (12.9%). L’Italia è quinta, dopo la Spagna, con 190.643 richieste e 58.825 link deindicizzati da Google.

È importante ricordare che le notizie non sono realmente cancellate ma semplicemente deindicizzate dai risultati del motore di ricerca nel Paese dal quale proviene la richiesta. Pertanto, se l’oblio è stato applicato in Italia, il link non sarà più presente su Google.it ma potrà essere comunque trovato su Google.fr o in altri Stai esteri.

Altra cosa da tener presente: il diritto all’oblio non riguardano le fake news ma le notizie vere avvenute in passato. Inoltre, se la richiesta viene da individui con rilevanza pubblica prevarrà il dovere della memoria e difficilmente verrà accolta. Il caso di scuola è quello di Mario Costeja González, cui è stato riconosciuto per la prima volta il diritto di oblio. L’imprenditore spagnolo non era una persona con rilevanza pubblica e il pignoramento che voleva sparisse era riferito a 15 anni prima.

Nonostante i vantaggi e le limitazioni, il diritto all’oblio ci pone di fronte a considerazioni più ampie. La Rete e Google sono ormai diventati la principale fonte di informazioni, tanto da entrare nelle scuole come strumento di studio. Ma le differenze su base statale rischiano di creare una memoria storica diversa a seconda del Paese in cui si ricerca.

Tratto da un articolo di Massimo Sideri, pubblicato sul Corriere della Sera, con il titolo “I primi tre anni del diritto all’oblio: Rimossi 4 link ogni 10 richieste”

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