GDPR, una settimana dopo.
Anche la privacy può darsi un tono, di voce

StarWars GDRP

C’è chi ha offerto un regalo in cambio.
Chi ha chiesto se ne avevi già sentito parlare (?!).
Chi si è limitato a un aggiornamento.
Chi ha suggerito di cancellarti.
Chi ha puntato il dito e ha chiesto l’autorizzazione.
Chi ha predisposto una checklist rassicurante, a prova di panico.
Chi ha suggerito risposte a colori.
Chi ha proposto di scappare insieme, ancora una volta.
Chi ha promesso di essere breve.
Chi ha elargito baci, sempre nel rispetto delle privacy.
Chi ha assicurato di non mettere i dati in scena.
Chi ha chiesto di non essere lasciato. Chi di rimanere, ovviamente previo consenso.

Con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento generale sulla protezione dei dati (General Data Protection Regulation, GDPR), le nostre caselle email sono state inondate di messaggi che ci hanno aggiornato sul cambiamento della normativa europea.

Tra clienti preoccupati e dubbiosi, lettori sommersi e meme sui social network, il GDPR è stata anche l’occasione per riflettere sulla comunicazione aziendale.
Per trasformare il linguaggio legale della normativa in un testo più comprensibile e trasparente.
Una possibilità, certo non semplice, per accorciare le distanze con il lettore ed esprimere la propria personalità anche in testi non strettamente collegati all’attività principale di un’azienda.

Ecco quindi che si presentano due strade: l’informativa sulla privacy e il banner della cookie policy come copia e incolla del documento condiviso con l’avvocato, oppure un testo che parla alle persone in modo chiaro e con un tono di voce distintivo, che rispecchia la personalità del brand.

Ma torniamo all’inondazione #GDPR.
Il tweet meno noioso? I titoli di apertura del nuovo episodio di Star Wars segnalato dal Post.

L’email che tutti avreste voluto ricevere? Quella di Babbo Natale.

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