Il Capitale Semantico nell’era del Digitale: il punto di vista di Luciano Floridi

Così come esiste il capitale economico, secondo Luciano Floridi, filosofo e professore all’Università di Oxford, esiste anche un Capitale Semantico, che è l’insieme dei prodotti intangibili dell’ingegno (idee, scoperte, culture, lingue, arti, religioni ecc) che produciamo, raffiniamo e ereditiamo in quanto esseri umani.

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Questo è stato il punto di partenza dell’intervento del Professore, che si è tenuto durante l’evento “Cultura e Innovazione” organizzato da Fondazione Cariplo e Meet The Media Guru presso il Centro Congressi Fondazione Cariplo lo scorso 4 luglio.

Il Capitale Semantico è, ad esempio, il motivo per cui per noi occidentali è facile riconoscere nei quadri alcuni santi molto famosi solo per la presenza di alcuni oggetti caratterizzanti.

Il Capitale Semantico ci dà quindi il significato e la definizione di quello che siamo, esseri umani, nel mondo che ci circonda. Non è nostro, o meglio: è di tutti. Lo prendiamo infatti dagli antenati e lo lasciamo in eredità ai posteri.

Se però nel mondo analogico questo Capitale Semantico era più semplice da proteggere, nel mondo digitale aumentano i rischi di perdita di parte di esso o di distruzione completa.

Questo perché la tecnologia ha reso tutto immediato e ha fatto crollare le barriere di separazione di spazio e tempo.

Se prima, ad esempio, volevamo acquistare un libro, il tragitto verso la libreria e il tempo per percorrerlo ci separavano da questo oggetto, oggi invece con un click immediato possiamo raggiungere tutto.

Il Capitale Semantico Digitale ci appare quindi come molto fragile per sua natura e noi come esseri umani dobbiamo proteggerlo da vandalismo, odio, perdita di memoria che ci si presentano, ad esempio sotto forma di fake news.

Per proteggerlo dobbiamo conoscerne però il linguaggio in cui esso si esprime. Per poterlo poi arricchire e farlo progredire dobbiamo conoscerlo da madrelingua, madrelingua del linguaggio digitale.

Il grosso interrogativo dei tempi moderni è infatti il come poterlo fare nel pratico. Questo ci consentirà di capire anche ad esempio che ruolo debba avere l’essere umano all’interno dell’industria 4.0 o dell IoT, tecnologie che rischiano di escludere l’uomo e di relegarlo a mero spettatore passivo.

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