La robotizzazione del mondo del lavoro

L’avvento dell’intelligenza artificiale ha portato a quella che gli economisti chiamano “quarta rivoluzione industriale” o, alternativamente, “seconda era delle macchine”.

Ed enorme è la discontinuità rispetto alle precedenti automazioni. Del resto, nonostante ciò che comunemente si creda, i robot hanno finora coperto una porzione di lavoro industriale molto marginale. Qualche cifra? A livello globale i robot applicati all’industria sono un milione e mezzo, a fronte dei tre miliardi di lavoratori umani. E limitandoci alla sola Corea del Sud, il Paese più automatizzato al mondo, si hanno 500 robot su diecimila posti di lavoro “tradizionali”.

Il motivo dello scarso utilizzo di macchine nella robotica industriale è semplice: la loro scarsa intelligenza. E difatti, smentendo un altro luogo comune, negli ultimi anni si è assistito ad un graduale ritorno al lavoro manuale in alcuni dei settori industriali più robotizzati, come ad esempio quello automobilistico. Questo perché la scarsa flessibilità delle macchine prevede un tale lavoro di monitoraggio e correzione da rendere spesso svantaggioso il loro utilizzo.

Con i rapidi progressi del machine learning, nel prossimo futuro dovremo aspettarci un forte incremento della presenza di robot nel mondo del lavoro. Questo è lo scenario che emerge da uno studio condotto dalla società noprofit statunitense Brookings Institutions. Secondo quest’analisi, infatti, sarà il settore produttivo quello più interessato dal cambiamento, dato che in questo campo il 90% delle mansioni saranno rimpiazzate dalle macchine. Non se la passeranno molto meglio gli addetti alla ristorazione e ai trasporti, con rispettivamente l’85% e il 78% di mansioni a rischio automatizzazione.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: