Smarworking e telelavoro non sono la stessa cosa

In questi giorni, anche a causa dell’emergenza che stiamo vivendo, non si fa altro che parlare di smartworking e telelavoro. I due termini non sono però sinonimi, perché presentano delle specificità completamente differenti fra loro.

Telelavoro e smartworking: di cosa si tratta

Il telelavoro e lo smartworking si differenziano principalmente per il luogo in cui è ubicata la postazione di lavoro. Nel telelavoro essa è infatti fissa e determinata a priori in sede di contratto. Lo smartworking invece prevede una postazione di lavoro libera e una possibilità di cambiamento della stessa. Questo significa che con lo smartworking potremo lavorare anche mentre siamo in viaggio o in più punti della nostra abitazione.

Un’altra differenza sostanziale riguarda gli orari di lavoro. Se nel telelavoro le parti definiscono gli orari di lavoro all’interno del contratto, nello smartworking, invece, il lavoratore non ha precisi vincoli di orario di lavoro. Può quindi lavorare non più in base al tempo, ma in base agli obiettivi.

Si parla quindi di telelavoro quando ad esempio ci troviamo in presenza di un team dedicato a un progetto h24 che lavora da casa ripartito su tre turni, e che necessita di particolari attrezzature non trasportabili. È questo il caso dei moltissimi call center, operatori telefonici o social media manager.

Con lo smartworking invece si intende un processo più ampio in cui il lavoratore dipendente è completamente libero di organizzarsi nello spazio e nel tempo, e viene valutato non più in base alle ore lavorate ma attraverso il raggiungimento di obiettivi prefissati.

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