Smartworking: un utile backup del sistema di lavoro

Nell’articolo precedente abbiamo illustrato le differenze fra smartworking e telelavoro. Oggi invece affrontiamo una riflessione sulle potenzialità dello smartworking.

Lo smartworking, lasciando libero il dipendente negli orari e nella scelta della postazione di lavoro, tende generalmente a responsabilizzare il lavoratore, in quanto la valutazione del suo operato sarà effettuata tramite gli obiettivi raggiunti e non, come avviene di solito, tramite la quantità del tempo di lavoro.

Da qui si evince la possibilità per l’azienda di aumentare la produttività oraria, perché il lavoratore sarà tendenzialmente spronato ad ottimizzare al massimo il tempo di lavoro per essere il più produttivo possibile. Secondo una ricerca svolta dalla School of Management del Politecnico di Milano, lo smartworking garantisce infatti un aumento di produttività del +15%.  In sostanza il lavoratore è quindi più libero, più coinvolto e più produttivo.

Lo smartworking, inoltre, può essere visto anche da un punto vista strettamente strategico, in quanto, di fatto, altro non è che un backup dell’intero sistema di lavoro.

In queste settimane infatti abbiamo visto come sia stato possibile, per moltissime aziende, rimanere pienamente operative anche lontano dai propri uffici grazie a questa risorsa. Ciò è reso possibile dal processo di digitalizzazione e dall’utilizzo di strumenti fondati sulla connessione internet, sempre più potente e capillare in tutto il Paese.

Strumenti come le varie VPN, i sistemi VPS, i NAS raggiungibili da remoto, le intranet e soprattutto il processo di spostamento delle risorse e dei documenti in cloud, consentono oggi, grazie allo sviluppo della fibra e all’imminente arrivo del 5G, di potersi affidare allo smartworking senza compromettere minimamente gli obiettivi aziendali.

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